Un nuovo studio ha riscontrato una correlazione lieve ma significativa

L’uso dell’inibitore della pompa protonica (IPP) nei bambini è associato ad un lieve ma significativo aumento del rischio di fratture, secondo uno studio pubblicato online il 16 marzo su “JAMA Pediatrics”.

Yun-Han Wang, del Karolinska Institutet di Stoccolma, e colleghi hanno utilizzato i dati di un registro nazionale per valutare l’associazione tra l’uso di IPP e il rischio di frattura nei bambini. L’analisi ha incluso 115.933 pazienti pediatrici che hanno iniziato a utilizzare lPP (da luglio 2006 a dicembre 2016) e 115.933 bambini, abbinati per età e per propensity score che non utilizzano l’IPP, che rappresentavano il gruppo di controllo.

I ricercatori hanno rilevato che durante una media di 2,2 anni di follow-up, si sono verificati 5.354 casi di fratture tra i bambini che assumevano IPP e 4.568 casi tra quelli che non li assumevano (20,2 contro 18,3 eventi per 1.000 persone-anno; hazard ratio [HR], 1,11).

Un elevato rischio di frattura con IPP è stato osservato per gli arti superiori (HR: 1,08), per gli arti inferiori (HR, 1,19) e per altre fratture (HR: 1,51). Tuttavia, non è emersa alcuna associazione tra l’uso di IPP e fratture della testa (HR, 0,93) o frattura della colonna vertebrale (HR: 1,31). Il rischio di frattura è aumentato con la durata cumulativa di assunzione degli IPP (HR: 1,08 per 30 giorni o meno; 1,14 per 31-364 giorni; e 1,34 per 365 giorni o più).

Secondo quanto riportano gli autori nelle conclusioni, “questi dati suggeriscono che l’uso di IPP è associato a un piccolo aumento del rischio di frattura nei bambini; i risultati potranno perciò servire per definire delle raccomandazioni di sicurezza quando questi farmaci verranno prescritti a pazienti pediatrici”.

 

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