La fragilità ossea è uno degli effetti collaterali più frequenti della terapia ormonale adiuvante per le donne con tumore al seno. Non sempre, però, le pazienti sono sufficientemente informate sui rischi legati a questa condizione e sul modo corretto per affrontarla.

Da questa premessa nasce la campagna di sensibilizzazione “Ora pOSSO, le donne con tumore al seno contro la fragilità ossea”, promossa da Amgen ed Europa Donna Italia, con l’egida di F.I.R.M.O., Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso.

L’immagine simbolo della campagna rappresenta due pugni che si incontrano e si uniscono, per evocare la forma dell’osso e la forza con la quale le donne sanno affrontare i problemi che riguardano la loro salute.

Il tumore al seno è la neoplasia più frequente nella popolazione femminile. In Italia si registrano 53.000 nuovi casi ogni anno e più del 75% deve seguire una terapia ormonale adiuvante, per il controllo delle recidive e la riduzione del rischio di metastasi.

“La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è in moderato e costante aumento da molti anni e ha raggiunto l’87% delle pazienti – sottolinea Daniele Santini, ordinario di Oncologia medica e responsabile UOS day hospital di oncologia, Università Campus Bio-Medico, Roma – Ma ancora molte donne sono colpite da questa neoplasia e a tutte le età. Il tumore al seno che esprime recettori estrogenici necessita di terapie ormonali adiuvanti, che riducono il rischio che la malattia si ripresenti.”

“La deprivazione estrogenica – continua Santini – inibisce la proliferazione delle cellule tumorali, ma porta anche alla riduzione degli effetti benefici degli estrogeni, tra i quali la protezione dell’osso. Nelle donne in postmenopausa in terapia ormonale adiuvante si registra una perdita annua del 3% dell’intera massa scheletrica, che sale fino al 7% nelle donne in premenopausa. L’oncologo ha l’obbligo diagnostico e terapeutico di proteggere le donne da questa complicanza: in primis, valutando la situazione all’inizio della terapia e monitorandola nel tempo e contemporaneamente prescrivendo una terapia che prevenga e riduca il rischio di fragilità ossea.”

Secondo le rilevazioni più recenti una paziente su quattro subisce una frattura da fragilità collegata alla terapia ormonale adiuvante. Questo tipo di fratture può verificarsi per traumi minori, come ad esempio cadere se si è in posizione eretta o sedute oppure può manifestarsi  spontaneamente, senza trauma.

“Le donne in terapia ormonale adiuvante – aggiunge Maria Luisa Brandi, ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Firenze e Presidente F.I.R.M.O. – vanno inevitabilmente incontro a fragilità ossea ed è importante intervenire tempestivamente, perché possiamo prevenirla o curarla incrementando la densità e la resistenza alle fratture. Grazie a farmaci anti-riassorbitivi, a cui le donne con tumore al seno in terapia ormonale adiuvante hanno diritto rientrando automaticamente nella nota di rimborso, si è in grado di ridurre il rischio di fratture da fragilità ossea fino al 50%.”

“Ad oggi, il 62% delle donne in trattamento ormonale adiuvante riferisce di non aver ricevuto informazioni complete sugli effetti collaterali che, per un terzo delle pazienti, sono la causa dell’abbandono delle cure – sottolinea Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia – Le donne che a causa di un tumore al seno vedono già fortemente compromessa la loro vita personale, sociale e affettiva, devono essere informate di tutte le conseguenze della terapia ormonale adiuvante, compresa la fragilità ossea, e ricevere tutto il supporto per evitarle dove possibile.”

Il sito www.oraposso.it e la pagina Facebook di Europa Donna Italia offrono informazioni, approfondimenti, consigli degli esperti per aiutare le pazienti a prendere coscienza del problema della fragilità ossea e capire che si può prevenire e curare. Con l’hashtag #oraposso la campagna è virale sui social.

 

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