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Osteoporosi, Colpisce Più Le Donne, Ma Uccide Più Gli Uomini

Il punto sul disturbo durante il recente convegno dell’AME

L’osteoporosi colpisce di più le donne, ma uccide di più gli uomini. È questo in sintesi quanto emerge dai dati OsMed (l’oasservatorio sull’impiego dei medicinali dell’AIFA), ribaditi durante il recente convegno tenutosi a Napoli per iniziativa dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME). Le statistiche infatti rivelano come nel 2010 i soggetti over 50 con frattura del femore erano oltre mezzo milione, per tre quarti di sesso femminile. Ma la mortalità entro un anno dalla frattura di femore è, in proporzione, 3 volte maggiore tra gli uomini. Da non dimenticare che la frattura vertebrale rappresenta un importante fattore predittivo per ulteriori fratture vertebrali e per fratture in altri siti, in particolare al femore, e che la maggior parte dei pazienti con pregresse fratture da fragilità non segue una terapia specifica.

“L’impatto di una patologia così diffusa è molto elevato considerando anche che l’Italia ha il più alto indice di invecchiamento del mondo e le sole fratture del femore hanno un costo annuo di 1.200 milioni di euro”, ha commentato Claudio Marcocci, ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Pisa.

Il convegno è stato l’occasione anche per ricordare l’impegno sul fronte delle malattie scheletriche rare.

“Queste malattie si differenziano in base a caratteristiche cliniche, radiologiche e genetiche ma hanno tutte un impatto spesso devastante sulla qualità della vita delle persone che ne sono affette”, ha sottolineato Annamaria Colao, ordinario di Endocrinologa all’Università Federico II. “L’osteogenesi imperfetta, il morbo di Paget, il rachitismo resistente al trattamento con vitamina D e l’ipofosfatasia sono solo alcune delle oltre 400 anomalie rare del sistema scheletrico che colpiscono i pazienti di tutto il mondo. La Campania, per esempio, è una regione a elevata prevalenza di Malattia di Paget: per ragioni non ancora chiarite, i pazienti di origine campana presentano una maggiore gravità della patologia in termini di numero di siti ossei colpiti e precocità di insorgenza. A causa della rarità delle malattie scheletriche, la diagnosi rappresenta una sfida per il sistema sanitario”.

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